Di Più - n.11 marzo 2008
Platinette: la tv che vedo
Panariello: la sua storia sentita dal vivo
Giorgio ha raccontato ne "II Senso della Vita" la propria vicenda umana: non ha mai conosciuto il padre, che non si è fatto vivo nemmeno dopo il suo successo Etornato Paolo Bonolis, la domenica in seconda serata, per la terza edizione de Il Senso della Vita, in onda su Canale 5. È una strana televisione quella che fa lui, ancora più bizzarra se "da seduto" (complice un intervento al ginocchio che lo costringe a non aggirarsi per lo studio come d'abitudine...) e dando maggiore spazio agli altri (agli ospiti) e alle loro parole. Mi ha impressionato tanto questa nuova edizione del "senso", dove ho trovato un Bonolis riflessivo e molto maturo, quasi silente per esempio di fronte alla storia di Gianfranco Scancarello, autore televisivo Mediaset, arrestato e poi tradotto in carcere, quale imputato nella loschissima e mai chiarita vicenda degli abusi sessuali nella scuola di Rignano Flaminio, vicino a Roma, e poi rivelatosi totalmente estraneo, come la moglie, maestra nella scuola stessa, a tutte le accuse mossegli; mi ha commosso, rapito, non mi ha fatto perdere nemmeno una parola, un momento, di una lunga confessione di una ingiustizia perpetrata ai danni di un cittadino; mi ha sconvolto l'idea che si possa essere accusati, mandati in carcere con una imputazione terribile ma senza uno straccio di prova, senza alcuna indagine preliminare che accerti, con un minimo di prove, la colpevolezza presunta della persona coinvolta suo malgrado.
Paolo si rivela un ottimo conduttore di talk quando le storie sono così coinvolgenti e da il massimo di sé stando zitto (non è una battuta, giuro, specie se rivolta a un grande affabulatore come lui), salvo poi tornare alla "consuetudine", per esempio, con una divertente classifica (ma lunghissima e poco affine a quanto sentito e vissuto prima) sui motivi che spingono gli italiani a usare così tanto l'automobile...
In questo, a dargli man forte, è il "Sancho Panza" di sempre, quel Luca Laurenti di ormai antica memoria, sempre più stralunato, sempre più "parodia della parodia". ma, si sa, ai "condottieri-conduttori" serve un partner di appoggio, come se fosse un sacco da pugile, al quale tirare i destri più terribili (anche se, in questo caso, l'obiettivo è la risata, niente altro). Ebbene, forse io non ne ho sentito il bisogno (però non valgo migliaia di telespettatori) e avrei voluto subito un'altra storia, sentire un'altra persona raccontare di sé, perché (e forse è questo il sortilegio de // Senso della Vita) risulta così difficile interessarsi, e realmente, delle vicende altrui che, quando capita, almeno in TV, non se ne ha mai abbastanza. Per esempio, c'è un piccolo classico del programma, ed è una "Intervista Fotografica durante la quale l'ospite, in questo caso Giorgio Panariello (un filo sparito dalla TV o sbaglio?), guardando uno scatto di se stesso bambino, ha raccontato dal vivo ciò che aveva raccontato a Dipiù nei giorni in cui, due anni fa, condusse il Festival di Sanremo. Ha detto di non avere mai conosciuto il padre e che, nonostante il successo che gli ha fatto conoscere anche parenti lontani e "decine e decine di cugini di ogni grado e parentela" (e qui il sorriso più del riso ci sta, eccome se ci sta!), il papa non si è mai presentato a "riscuotere" o a fare la carrambata: «Giorgio, sono io, tuo padre!». Avevamo già letto la sua storia raccontata da Panariello su Dipiù. ma sentire lo stesso racconto dalla sua viva voce mi ha coinvolto particolarmente. Sono stati i nonni a crescerlo e la madre andava a trovarlo molto di rado, tanto che per lui il vero trauma fu quando gli morirono i nonni, che avevano allevato, oltre a lui, anche suo fratello... A quel punto, avrei voluto saperne ancora di più, per capire che cosa stesse dietro a una storia di vita (sensata? insensata?) per meglio comprendere che cosa possa generare una situazione così anomala (o forse poi tanto anomala non è...). In questo vorticoso ma delicato giro di parole sull'effettivo senso delle nostre scelte esistenziali, su quello che capita, Paolo si muove con la delicatezza di uno psicologo e forse con quella leggera presunzione di chi sa che fa un programma "alto", seppure popolare nella composizione, ma non propriamente una "caciarata" delle sue solite alla Ciao Darwin. È anche una prova di versatilità e notevole maturità... Be', se è bravo, che male c'è a dirglielo?
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