Francesco Benigno è un noto personaggio del cinema italiano. Un attore che ha vissuto rapidamente la sua notorietà. Chiunque associa il suo viso a “Mary per sempre”, un epocale film del regista Marco Risi, ambientato a Palermo e basato sull'omonimo romanzo di Aurelio Grimaldi. Un film che ha fatto la storia degli ultimi vent’anni del cinema italiano. Il volto di Francesco Benigno per anni è stato un emblema. Quello del cattivo ragazzo del riformatorio palermitano, che diventa anche icona di una Palermo che strozzata da una cultura dell’abbandono e della esasperazione mafiosa, ad un certo punto riesce a muovere dei passi verso un’apparente normalità. Quel film è stato in parte un destino anticipato. La lotta alla mafia, le stragi e la crisi attuale. Una strana iperbole del destino. Come quella della vita di Benigno, una vita fra alti e bassi. Dalle stelle alle stalle, di nuovo stelle e poi, in studio al Senso della vita, dove ha raccontato un periodo di stallo. Una vita setacciata ai raggi x, in cui si racconta e racconta le proprie vicissitudini familiari. L’infanzia passata in una famiglia numerosissima a Palermo. Undici fratelli in tutto. Le punizioni inflittegli dal padre. Insomma un insieme di situazioni dure, aspre che hanno condizionato il suo percorso in salita. Ora Francesco Benigno si trova ad affrontare un problema comune: la precarietà. Un problema che si è poco soliti associare al mondo dello spettacolo, ma che a quanto pare, inesorabilmente ha investito anche questa sfera professionale che per molti poteva sembrare come nicchia felice e riparata dai problemi che attanagliano i più. Una nicchia che in molti vedono come una sorta di gabbia, in cui però si tende a rimanere, ognuno ci vuole ancora stare e in cui Francesco Benigno vorrebbe tornare a combattere.
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