Storie

 

Sono David Rausa nato a Torino il 29/07/1974, periodo storico in cui condividevo grandi partite a pallone nel cortile di casa ,a scherzi che nascevano in strada aspettando l’ora di cena per tornare a casa.
 
A soli due anni dovetti trovare la forza,per la prima vera sfida importante che la vita mi metteva davanti,l’abbandono di mia madre,che per incompatibilità di carattere con mio padre, dovette rinunciare ai figli e fuggire all’estero, non lasciando più traccia di se. Mio padre per necessità di lavorare, decise, con grandi sofferenze di consegnare noi figli ad un collegio di suore. La vita del collegio era rigorosa, l’educazione piena di infrastrutture limitanti,ma nonostante  ciò riuscivo sempre a rimanere al di fuori di certe limitazioni, fantasticando nella mia testa, dando vita a mondi pieni di possibilità e soprattutto di libertà espressiva.  Dopo 10 anni di reclusione forzata, arrivò  la grande occasione anche per me…quella, di avere una vera famiglia. Mio padre quando  conobbe una donna che portava anche le sue tre figlie in collegio e se ne innamorò. Per diversi anni tutto sembrava procedesse alla grande, finalmente avevo quattro sorelle con cui giocare e sfogare l’aggressività repressa nel nuovo nucleo famigliare . Da adolescente cominciai un confronto diverso, e per legge di compensazione di quel vuoto che sentivo da bambino, cominciai a frequentare i cosiddetti ragazzacci ,quelli che uscivano di casa presto dicendo che andavano a scuola e si rincasavano poi alle due di notte…ma anche quel periodo non fu’ di grande aiuto. volevo colpire al cuore i genitori  trascurando  quella voce interiore che voleva collaborare con loro, ma quelle esperienze di fuga mi misero in contatto con un nuovo sentire, una nuova percezione intuitiva che come per incanto mi dava forza, mi indicava la strada. Entrai in contatto con un flusso creativo che cominciava a permettermi di comunicare con più intensità e presenza le emozioni , e decisi di partire come volontario nell’esercito italiano. Trascorsi due anni di scuola militare,ma continuavo a percepire , nonostante quel senso di vuoto, nonostante i buoni risultati conseguiti. Continuai nel mio viaggio  per approfondire nuove culture,  e meravigliarmi della bellezza del mondo, al punto che decisi di partire come animatore nei villaggi turistici,anche perché mi accorsi che in quel luogo la gente si aspettava qualcosa di creativo e divertente da me , non potevo credere che poteva esistere un posto dove tutta la fantasia potesse essere messa a disposizione di un progetto comune .Tutto ciò era fantastico, presi dimestichezza con la scenografia, imparai a coinvolgere il pubblico mettendo a disposizione quel vulcano straripante di idee e creatività che mi rese molto popolare e acclamato nei villaggi turistici grazie anche alla mia spontanea capacità di improvvisazione che più avanti approfondii con laboratori specifici.  Chiaramente questi successi li dovevo anche alle pratiche orientali acquisite nella mia ricerca spirituale. La vita nei villaggi turistici mi ha permesso di percepire il bisogno d’amore della gente, a riconoscere il livello di schiavitù in cui siamo soggetti quando non utilizziamo tutto il nostro potenziale espressivo. Sviluppai così una grande capacità di comunicazione attraverso il teatro del Mimo, Pantomima, Teatro Comico, Teatro di figura, Musical e Improvvisazione teatrale.
 
Teatro del clown, dando vita anche a spettacoli di mia creazione. Oggi, quando volto lo sguardo al passato sono ancora incredulo del mio nuovo modo di percepirmi così ricco di sfumature, ascoltando soprattutto la voce del cuore che e’ l’unica che dice la verita’. E’ così che ho iniziato a  fare la mia versione del teatro del piede inspirandomi come idea a  Laura Kebel, restando nel mio  modo artistico (http://www.youtube.com/watch?v=woQbBxL6Wms). Ora ho un progetto. Voglio affittare un caravan e portare il mio spettacolo in giro per il mondo, per strappare un sorriso ai bambini, soprattutto quelli meno abbienti e meno fortunati.  
 
I PIEDI CI PORTANO DOVE DOBBIAMO ARRIVARE….. MONSIEUR DAVID.
 

 

Mi chiamo Ester, sono una ragazza di 23 anni,pensando al mio senso della vita non riesco ad essere breve o a racchiuderlo in un concetto più o meno astratto, da quasi 8 anni combatto con il dolore e la paura.Sono la maggiore di 4 fratelli, genitori separati da ormai 3 anni, padre più o meno assente da tutta la vita, madre malata da ormai 8 anni. Ebbene si,un giorno mentre tornavamo da un giro in città sul treno mia madre ha avuto il primo di una lunga serie di attacchi epilettici, dovuto ad un tumore al cervello. Dopo il primo intervento qualcosa è andato storto, c'è stato un ascesso e è stata operata nuovamente, il secondo intervento ha causato una paralisi temporanea della parte sinistra del corpo e permanente per quanto riguarda il braccio sinistro .Sono l'unica a lavorare in famiglia, ovviamente con contratti brevi, mi sposto da un lavoro ad un'altro frequentemente, da lavori più retribuiti e soddisfacenti a lavori umili e poco retribuiti!
Devo pensare a i mie fratelli, a mia madre e alla casa. Molto spesso mi chiedo se io sia felice, se veda un futuro chiaro e non sempre buio,se io possa essere ottimista, se una volta almeno nella vita io possa sorridere e non sentirmi in colpa,se io possa pretendere anche qualcosa di molto piccolo ma per me solo per me,può sembrare egoista ma molto semplicemente non è egoismo,è stanchezza,per una vita che ho deciso e fortemente voluto condividere con chi è il sangue del mio sangue ma un giorno forse lontano farò i conti con me stessa e non voglio sentirmi vuota. Forse il senso della mia vita è riuscire a vivere con la mia famiglia, per la mia famiglia ma contemporaneamente vivere con me stessa, per me stessa e cosi riuscirò a ridere,ad amare, sognare e anche chi mi sta accanto ogni giorno sarà un tantino più felice.