Storie

La storia di Somaly Mam è quella di una "sopravvissuta". Cambogiana, 35 anni, sa ben poco della sua infanzia. Non ha conosciuto i genitori, sa solo che la persona che "si prendeva cura di lei" l'ha venduta a un vecchio che a sua volta l'ha ceduta a un bordello. Qui ha subito torture, assistito a violenze e sevizie su decine di compagne. E' stata sottoposta per anni a elettroshock e frustate dai suoi aguzzini. Finché ha sposato un francese, Pierre Legros, che l'ha portata con sé in Europa. E l'ha sottratta a un destino certo. Ma solo fisicamente. L'anima e il suo cuore sono rimasti in Cambogia, segnati per sempre da anni di maltrattamenti. Non riesce più a dormire, ha divorziato dal marito (perché non vuole essere causa di dolore per altri) e ha fondato un'associazione per la tutela delle donne sottoposte a violenza nella sua terra. Ogni anno, insieme a 134 persone del suo staff, salva dalla prostituzione centinaia di ragazze. Ha ricevuto minacce di morte, ma continua- imperterrita- la sua battaglia. Nel febbraio 2006 ha portato la bandiera olimpica assieme ad altre sette grandi donne. La sua storia la racconta in un libro commovente "Il silenzio dell'innocenza".

 

 

"La mia vita è difficile, certo, ma è soprattutto umiliante. A 47 anni non ho più l'età per scontrarmi con l'ostilità  e avere il marchio di reietta stampato sulla fronte. Vivere così è orribile. Vorrei un po' più di comprensione. Ma la cosa più importante è continuare a fare il mio lavoro, raccontare quello che vedo, ricevere ogni giorno in redazione persone che non sanno dove altro andare."Questo è lo stralcio di un articolo di Anna Politkovskaja, uno dei suoi ultimi articoli. Anna era una giornalista russa coraggiosa e indipendente, uccisa da una mano misteriosa lo scorso 7 ottobre. Da anni combatteva, attraverso il suo lavoro, per far conoscere a tutto il mondo la tragedia della "grande prigione caucasica". Ma la sua battaglia è stata bloccata da un colpo di pistola. Per questo Adelphi, Articolo 21, Internazionale e Nessuno Tv hanno lanciato una campagna congiunta. L'appello, chiede verità  per Anna, vuole sensibilizzare l'opinione pubblica sul rispetto dei diritti civili in Russia. Per sottoscriverlo