Don Giovanni Bellò

 

Trovare una definizione capace di cogliere in pienezza l'eclettica personalità di don Giovanni Bellò è un'impresa così ardua che solo chi crede e ripone le proprie speranze nella Divina Provvidenza, può pensare di realizzarla. Si perché don Bellò prima che un sacerdote è un personaggio, un istrione burlesco e al contempo leader carismatico della sua comunita'. Un prete di campagna e un temerario avventuriero. Un uomo che prende la vita con ironia, un pizzico di sarcasmo e contemporaneamente con risolutezza e semplicita'. Le sue iniziative non sono solo opere di pensiero ma, da buon veneto, sono opere d'azione, talora col rischio di trasformarsi in performative opere da commedia dell'arte. Ecco perché non stupisce sentire la sua verve nel raccontarsi e al contempo raccontare attraverso se situazioni di vita di provincia. Don Bellò in studio è una vera e propria macchietta che con la sua risata decisa e contagiosa cattura tutto il pubblico e il nostro conduttore, con il quale si cimenta in naturali gag come una sorta di alter ego ecclesiastico di Luca Laurenti. Spassoso è il suo modo di interpretare la vita e non solo. Il suo genio lo ha portato ad affrontare con geniale umorismo lo scomodo tema della morte. Don Bellò è infatti riuscito a scriversi un'omelia molto personalizzata in previsione del giorno in cui dovrà inevitabilmente passare a miglior sorte. Partendo da un presupposto di difficile confutazione, il nostro sacerdote sostiene che spesso, durante le onoranze funebri, capita di sentire alcune baggianate sul conto del defunto, che non rispecchiano affatto la sintesi di ciò che in vita ha fatto. Spesso, a suo dire, c'è una grande discordanza fra il dire ed il fare, quindi, onde evitare di essere motivo di raggiri e formalismi da parte del primo “occasionale prete che enuncerebbe ai suoi cari percorsi di vita di un uomo che in realtà non conosce affatto. Meglio fare da sé.” Don Bellò ha quindi realizzato, con il suo dirompente estro, un'omelia personalizzata, scritta e ideata in vita dal defunto. Il sacerdote, da buon e futuro protagonista principale del funerale, in questo caso se la canta e se la suona. Paolo, divertito da tale singolare iniziativa, cerca di adattare un'ideale musica d'accompagnamento all'omelia. Don Giovanni, non solo ci sta allo scherzo, ma racconta in questo modo tanti divertenti aneddoti che hanno caratterizzato la sua vita. Un vissuto colmo di comunicazione, di originalita', di rime, di musicalità e soprattutto di tanta e “santa” goliardia. Anche la segreteria telefonica di Don Bellò è emblematica e rappresentativa. Prima di ricevere il fatidico bip per lasciare il messaggio, si sente un appassionante rap in rima baciata ideato e cantato dallo stesso sacerdote, che da buon showman del clero, continua ad entusiasmare e ad accrescere il numero di fedeli che costituiscono a Semonzo del Grappa una vera e propria allegra comunita'. Tanto che Paolo a fine intervista promette che se un giorno Don Bellò si dovesse affacciare a recitare L'Angelus la domenica a mezzogiorno, da quella rinomata finestra del Vaticano, lui sarebbe un fedelissimo in prima fila, sempre presente.