Chiara è una ragazza di 28 anni. Carina, spigliata, elegante. Una ragazza italiana come tante altre. Si diploma e decide di iscriversi alla facoltà di economia e commercio, per prendersi una laurea che le possa dare più spiragli possibili nel mondo del lavoro, per costruirsi un domani. Fa qualche esame e, contemporaneamente, alimenta sempre più la sua grande passione: i viaggi. A 22 anni con una sua cara amica decide di assecondare questo desidero e decide di puntare una meta tutt’altro che turistica. l’India.
Un viaggio scomodo ma profondo. Intrigante e fuori dagli schemi . le due ragazze decidono di viaggiare e scoprire in un mese e mezzo un’India insolita e inedita. Proprio grazie a questa loro onnivora volontà di conoscere e crescere si imbattono in situazioni straordinarie, soprattutto per ragazze che sono abituate a corrispondere emotivamente ai dettami occidentali. In India conoscono la povertà vera, e al contempo imparano ad entrare in contatto con la dignità vera. Un bimbo menomato che desidera farsi fotografare è l’incipit che, come una folgorazione sulla via di da Damasco, cambierà per sempre la vita di Chiara. La ragazza torna a Milano, e si accorge che nulla è più come prima. Lo spostamento della sua scala valoriale è innestato. La ricerca di un nuovo centro di gravità permanente è il suo obiettivo . Un centro votato all’aiuto del prossimo. Alla scoperta di nuovi mondi da visitare, da conoscere e da aiutare. Equilibri coraggiosi che spostano l’asse negli altrui equilibri; nel cercare di sostenerli. Fare qualcosa per il prossimo è il maggior aiuto che ci si può dare. Chiara si dedica al volontariato. Mediante la Fondazione Francesca Rava- N.P.H.
Italia Onlus, parte per Haiti, un paese devastato. E decide di dare un’impronta diversa alla sua esistenza.
Sposando la causa della fondazione, aiuta le popolazioni sconvolte dal terribile terremoto del 2010. Paolo la incalza, curioso, con una serie di domande. La giovane volontaria risponde con una semplicità straordinaria. Positivamente disarmante. Non si percepisce mai un messaggio tragico, ma sempre di speranza. Come è di speranza ogni gesto, sguardo o abbraccio che riceve da bambini che non hanno più nulla. Ad Haiti i bambini molto spesso non hanno più una scuola, una casa, dei genitori. Non hanno un futuro su cui aggrapparsi. Alcuni non hanno più gli arti. Hanno solo un enorme bisogno di piccoli gesti quotidiani. Attenzioni. Affetto. Dai racconti di chiara si evince che i valori, non sempre sono degli schemi delle civiltà, ma hanno un respiro più profondo, trasversale e quasi universale, che parla un linguaggio condiviso dai più: il linguaggio del cuore.



